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non mollare!

8 June 2017 - Senza categoria -

Ecco. Oggi condivido con gioia questa pillola orante, confezionata da Barbara, amica carissima e orante di Piacenza, che ha messo al lavoro la preghiera.
Tutto proprio così come scrive, a parte il fatto che la proprietaria del copyright di IO è la Madonna 🙂
Grazie per questa testimonianza, Barbara. Preziosa come IO.

Sul salvaschermo del computer di mio marito Matteo campeggia una foto di Papa Francesco con la scritta: “Senza lavoro non c’è dignità”. Lo ha detto la prima volta nel settembre del 2013 in occasione della sua visita pastorale a Cagliari, incontrando giovani disoccupati, persone in cassa integrazione e precarie, imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. Sono parole che Matteo vive sulla sua pelle, dopo la chiusura del quotidiano in cui per anni ha rivestito il ruolo di caposervizio, seguita da una seconda avventura professionale da redattore con il medesimo esito. Quando a 40 anni ti trovi a doverti reinserire in un mondo del lavoro per il quale o sei ritenuto troppo qualificato – e dunque fuori budget – o troppo vecchio per rientrare nelle agevolazioni offerte alle aziende, l’effetto è quello di uno schianto contro un muro con l’auto a 200 all’ora. Una bella botta morale. Qualità, professionalità, serietà non sono doti che fanno la differenza in un mondo, com’è quello dell’editoria, stretto da una crisi senza precedenti e da dinamiche più commerciali che non di vero servizio al lettore. Ma lui ha saputo rialzarsi e guardare avanti, accettando con umiltà di ripartire come collaboratore in alcune testate, come un ragazzo alle prime armi. Noi ci siamo sposati poche settimane dopo quel discorso di Papa Francesco dell’autunno 2013. Adulti entrambi, è vero, e dunque con la voglia di fare da soli e con i conti da tenere attentamente sott’occhio. La Provvidenza si è fatta sentire in tanti modi: dallo zio che si è offerto di ristrutturare un appartamento di sua proprietà e darcelo in affitto alle “buste” regalo più pesanti di quanto potessimo immaginare. Noi ci abbiamo messo del nostro e il buon Dio non ci ha lasciato soli. La fede non è irragionevole, richiede tuttavia di saper guardare al di là del contingente, di buttare – come si dice – il cuore oltre l’ostacolo. Per questo, quando Mariachiara mi ha parlato della sua “folle” idea di Impresa Orante, ne sono stata catturata. L’avevo conosciuta anni fa in tutt’altro contesto, si è rifatta viva con questa proposta. Io non credo nel caso. Ho imparato che la vita parla e bisogna fermarsi ad ascoltare. Così di Impresa Orante prima ho scritto (perché la pazzia è che, oltre a mio marito, sono giornalista pure io e per giunta di un piccolo giornale, un settimanale diocesano in cui lavora un team con tanta passione e pochi mezzi). Poi – ripensando a quanto la preghiera ha aiutato me e Matteo nella sua crisi professionale – mettendomi in gioco. In redazione abbiamo messo al lavoro la preghiera. Tra colleghe, attorno al tavolo della sala riunioni, una volta a settimana invece di discutere della programmazione abbiamo messo in comune Ave Maria, preoccupazioni personali e familiari, speranze, fatiche, pure qualche arrabbiatura reciproca. Il risultato? Bisogna avere la pazienza di lasciare i semi germogliare. Certamente, Maria ci sostiene nel farci forza e nel cercare sempre nuove strade per portare, attraverso l’edizione settimanale e le varie pubblicazioni che curiamo, una speranza in un mondo in cui il primo nemico da combattere è il senso d’impotenza e di vuoto. Poi ci sono le sorprese dello Spirito. Una collega, rimasta vedova all’improvviso nel 2013, ha visto i due figli maggiori trovare un buon impiego (e con regolare contratto!) subito dopo la laurea. E ci sono infine dei piccoli fatti all’apparenza strani. Tipo la compagna di scuola che non senti da 25 anni e che nel gruppo whatsapp della cena di classe chiede di diffondere il curriculum perché la sua azienda vuol delocalizzare. Le dai due dritte, la indirizzi al Centro di Solidarietà che a Piacenza è nato per accompagnare nella ricerca di un lavoro le persone, con l’obiettivo di essere per loro una compagnia che non le abbandoni nello sconforto. Qualche giorno dopo ti riscrive: “grazie davvero, sei stata troppo gentile”. Io in realtà non ho fatto nulla di speciale, se non condividere informazioni. Mi vien da pensare che, a volte, basta anche questo. Basta un messaggino che ti dice: “non mollare!”. La preghiera arriva lontano, più lontano delle mie braccia. E perfino dei miei tanti limiti.

 

 

1 Commenti
  • MauroReply

    Mentre stò leggendo questa testimonianza di Barbara che ringrazio, in un attimo di pausa che mi concedo al lavoro, dal mio p.c. mi stò ascoltando il S.Rosario, recitato e musicato dai Gen (focolarini).
    Lo dedico a tutti voi di IO: non molliamo ! La preghiera è veramente una potente arma di pace, in primis , di pace nei nostri cuori.
    Esempio di potenza della preghiera ?
    Già dal novembre 2015 mons. Oliver Dashe Doeme, vescovo di Maiduguri, capitale del Borno, (Nigeria) , aveva lanciato una campagna di recita del S.Rosario a tutti i livelli dicendo con ottimismo che Boko Haram presto scomparirà !
    E' notizia di qualche giorno fà: sembra abbia funzionato. Grazie a Dio !

    8 June 2017

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