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questione di bit

5 November 2017 - Senza categoria -

Nei giorni scorsi, sono stati pubblicati i risultati dell’Osservatorio sul Capitale Sociale, indagine trimestrale che va a misurare senso civico, altruismo, solidarietà e altri comportamenti riconducibili al concetto di “capitale sociale” in un campione di persone a partire dai 15 anni. In quest’ultima indagine, ci sono alcuni dati che mi hanno colpito particolarmente e ve li riporto qui in sintesi:
– alla domanda volta a misurare il senso di solitudine, una media del 30% del campione intervistato ha dichiarato di sentirsi solo con punte del 39% nella generazione del Millennio (25-36 anni)
– alla domanda volta a misurare quanto sia la fiducia nei confronti del futuro, meno del 50% sostiene di averne molta/moltissima con una percentuale che arriva (viva Dio) al 69% tra la generazione della rete (15-24 anni) mentre crolla (ahimé) al 27% nella generazione over 72
– una media complessiva del 52% ritiene che sia “inutile fare progetti impegnativi per se’ o per la propria famiglia” perché il futuro viene percepito come carico di rischi e di incertezze.
Ora, si potrebbe dire che c’è materia per preoccuparsi un po’ ma ora vi racconto qualcosa di speciale che mi ha accompagnato nelle scorse settimane e che mi ha riempito di speranza. In alcuni licei e realtà formative del territorio di Torino, ho proposto la visione di alcuni contenuti speciali sulla robotica e l’intelligenza artificiale applicata allo sviluppo di umanoidi così da offrire un’occasione di conoscenza e aumento di consapevolezza sullo stadio di avanzamento lavori nel settore. Ero curiosissima di sentire a pelle la reazione dei nostri ragazzi di fronte ad una carrellata, piuttosto impattante, del meglio della ricerca e dell’applicazione di (s)oggetti che, di fatto, potrebbero diventare (o lo sono già?) efficientissimi protagonisti (antagonisti?) di una realtà mica molto lontana nel tempo. Come avrebbero reagito al fatto che, in alcune delle testate giornalistiche americane più prestigiose la redazione di alcuni pezzi è ormai affidata a sofisticati programmi software che scrivono come veri e propri giornalisti al posto di veri e propri gionalisti, dunque? o che in Giappone, per contrastare la solitudine degli anziani, si ricorre a robot di compagnia? o che Sophia, prototipo di umanoide, rilascia brillanti interviste al Washington Post e si sta esercitando per assomigliare sempre più a un umano vero e proprio per poi poter diventare, magari, una “finta” segretaria efficiente al posto di una vera segretaria efficiente? o che alcuni programmi, in fase di perfezionamento, sono in grado di valutare 400.000 radiografie in 5 giorni quando un esperto radiologo ne riesce a verificare al massimo 4.000 in un anno? Quale sentimento avrei misurato con maggior frequenza nei nostri ragazzi? Sconforto? Paura? Senso di impotenza? Sfiducia? Ebbene, la risposta che è emersa fortissima, dai circa 500 ragazzi tra i 16 e i 20 anni finora incontrati, è un grande senso di affezione per il genere umano, un grande senso di attaccamento verso la vita e la persona, nonostante le tante fatiche e i molti limiti che sperimentano per la storia in cui sono immersi oggi. Ho incontrato ragazzi che rimangono inquietati dalla prospettiva di una esaltazione della tecnologia che arriva fino alla sostituzione dell’umano e che, no, non ci stanno a vedersi mettere da parte perché, magari, meno performanti di un umanoide che non si stanca mai. Ho incontrato ragazzi che mi hanno detto che il limite è bello e che non sarebbe bella una società di soli “intelligenti” dove i meno dotati vengono scartati. Ho incontrato ragazzi che mi hanno detto che la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo funzionale alla tecnologia. Ho incontrato una gioventù che non ha paura di obiettivi alti e non è paralitica ma, al contrario, determinata a mettersi in gioco e a confrontarsi anche con le sfide che appaiono più spiazzanti.
C’è un fatto, però, che è venuto fuori con altrettanta forza e nitidezza dagli incontri delle scorse settimane: ho incontrato una gioventù che ha sete di speranza come fosse ossigeno per vivere, che ha bisogno di succhiare energia positiva come il bimbo il latte della mamma, che ha bisogno di ricevere bit stimolanti per sentirsi capace di cercare e trovare risposte. E, allora, mi chiedo: come adulti, stiamo facendo tutto quanto nelle nostre possibilità per rispondere a questo fortissimo bisogno dei nostri ragazzi? Ce la stiamo mettendo tutta per attingere Speranza dalla preghiera per riempirci di Speranza noi per poi riversarla intorno a noi? Le difficoltà sono tante e siamo, tutti, io per prima, assediati da difficoltà che ci pare siano fuori della nostra portata. Eppure, non possiamo mancare alla chiamata di essere adulti nella Speranza, per noi stessi, in primis, e per i nostri ragazzi e quanti, insieme a noi, condividono parte della nostra vita. Dall’indagine sopra menzionata, emerge che le fasce generazionali più carenti di fiducia e più paralizzate dall’incertezza siano proprio quelle degli adulti nella fascia di età che va dai 25 ai 61 anni. E’ quella più colpita dalla crisi, infatti, ma è anche quella cui i ragazzi guardano per cercare un aggancio, una spinta. Come fare, dunque? Se IO ha un senso oggi è proprio questo: essere quel bit che, settimana dopo settimana, ci aiuta a crescere come adulti di Speranza e a generare, quindi, risposte di Speranza. Nella semplicità della nostra quotidianità così come nell’ambiente in cui operiamo a vario titolo. E’ per questa ragione che non possiamo rinunciare a proporre di incontrare il carisma di IO ogni qual volta incontriamo persone sfiduciate per il lavoro e per la fatica della vita che stanno vivendo.
Da soli non siamo nulla ma con l’aiuto della preghiera, e l’invocazione alla Madonna, facciamo fruttare il bit di IO! Per noi, per i nostri ragazzi, per l’Italia tutta e il mondo intero.

NB:
se volete approfondire l’indagine, trovate qui tutte le info http://www.demos.it/a01444.php

3 Commenti
  • MauroReply

    Grazie Maria Chiara di questa pillola di fiducia.
    La giro alla moglie Carla che stà attraversando un periodo delicato al lavoro (problemi relazionali tra soci di una srl di servizi). il lavoro non và male, anzi, potrebbe andare molto meglio se ci fosse più spirito di "squadra" (umiltà) e meno spirito "individualistico" (orgoglio).
    Mia moglie mi ha chiesto preghiere x lei: io mi impegno di mio ma giro anche a voi , zona Verona, che proprio stasera avete una S.Messa se potete metterla come intenzione. Grazie.
    Se una volta mi organizzo bene magari possiamo venire, non siamo lontanissimi.....
    Mauro

    13 November 2017
  • MariachiaraReply

    Certo, Mauro!
    Se credi che Carla abbia piacere di ricevere le mail IO, iscrivila alla mailing list
    un abbraccio da Torino!

    13 November 2017
  • AuroraReply

    Sarà un piacere conoscerti Mauro.Noi questa sera pregheremo per le intenzioni tue e di Carla.Uniti nella preghiera avanziamo con fiducia nel nostro percorso di vita e di fede.A presto

    13 November 2017

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