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Roba da chiodi

21 June 2022 - Senza categoria -

Mi piace moltissimo ascoltare artigiani o, in genere, chi ha a che fare con la fatica del lavoro fisico perché hanno la saggezza regalata dal tempo che impiegano a realizzare la loro opera. Perché è anche la dimensione del tempo quella che crea le condizioni per riflettere e, dunque, per imparare. La grande perdita che stiamo vivendo, in questa post-modernità, è proprio il tempo inteso come “spazio” in cui il pensiero e lo spirito si espandono perché è loro concesso grazie a momenti pieni di silenzio fecondo che, in passato, erano quelli caratterizzati da lavoro fisico in campagna, ad esempio, in cui ti misuravi con te stesso e potevi ascoltarti nel profondo e scoprire meandri da esplorare, rinforzare, curare, accudire o valorizzare. La velocità, a cui ci ha condannati la società industriale prima e post-moderna dopo, si è rivelata, di fatto, anche una grave minaccia alla stabilità dell’essere umano in quanto tale e della società stessa. A buon ragione Zygmunt Bauman scriveva che una società veloce si condanna ad essere una società violenta… Così l’altro giorno, all’ombra di un caco e attorno ad una tavola di pietra, ho raccolto un insegnamento prezioso da un piccolo grande uomo dalle mani forgiate dalla fatica di essere muratore. Stavamo ragionando sulla caducità delle cose umane, sulla transitorietà della vita che ci “costringe” a scegliere l’autenticità verso il Bene a tutti i costi perché è lì che risiede la dignità dell’uomo, a maturare una sana distanza dalle cose di questa terra (gloria, denaro, roba) perché non è lì il nostro tesoro, quando, d’improvviso, tira fuori la storia del chiodo…
Vedi quel furgone lì? indicandomi il suo bel furgone nuovo di pacca
Sì, lo vedo, gli rispondo
Quando l’ho acquistato, la prima cosa che ho fatto è stato prendere un chiodo e fargli, io per primo, una bella riga sulla portiera
Cosa hai fatto??? gli ho chiesto tra lo stupito e lo scioccato
Sì, ho preso un chiodo e gli ho fatto io la prima riga perché, vedi, tanto prima o poi doveva succedere e sarebbe stato un arrabbiarsi con un mio operaio, magari, per un qualcosa per cui non vale la pena arrabbiarsi, guastarsi la vita…
Ho guardato i suoi occhi mentre me lo raccontava ed erano gli occhi di chi ha deciso (capito) che la roba non deve occupare spazio indebito nel cuore dell’uomo sennò lo seduce diventandone tiranno senza scrupoli, anestetizzandolo e mortificandolo nelle sue potenzialità più profonde. E lo trasforma in mostro, in aguzzino, in sicario. Ho raccolto la sua lezione di vita, l’ho custodita e meditata per un po’ fino, poi, a decidere che valeva la pena trasformarla in pillola IO. Perché, in fondo, quello che dovremmo fare come IO è esattamente questo: dedicare la nostra vita a pregare affinché non ci trasformiamo in sicari dell’economia, in speculatori senza scrupoli, in politici asserviti alle potenze finanziarie assetate di denaro senza limiti; vivere la nostra vita di lavoro per crescere nel servizio al Bene e per il Bene e non come occasione per crescere nell’attaccamento alle cose di questa terra. Crescere nella consapevolezza cristiana che, senza preghiera, siamo tiranni di noi stessi e delle nostre fragilità umane. E, infatti, c’è un bellissimo passo del Vangelo in cui Gesù ci indica con chiarezza quale sia il vero tesoro per chi lo segue. Perciò, se facciamo fatica a entrare pienamente in questo insegnamento di Vita, è il tempo giusto per ‘roba da chiodi’. Prendiamo ciascuno il suo, di chiodo, e tiriamo una bella riga esattamente lì dove il nostro cuore rischia di rimanere incatenato a ciò che pare essere tesoro mentre è inganno. Facciamo come quel saggio muratore ha fatto col suo furgone nuovo. Perché gli occhi che aveva quando mi ha raccontato ‘roba da chiodi’ erano gli occhi di colui che ha gustato la vera libertà del figlio di Dio. Amen

NB: per meditare il passo del vangelo menzionato, eccolo qui!
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate. Luca, 12, 32-48

1 Commenti
  • MauroReply

    :) forte ! robe da ciodi ! Grazie Mariachiara

    22 June 2022

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